29/01/2014
L’anno 2014 inizia con una grande novità in Casa Toso: arriva la birra made in Santo Stefano Belbo. A partire da gennaio, infatti, è entrata nella gamma dei prodotti Toso la “2 Sorelle”, birra agricola prodotta nel birrificio La Dinda, a pochi chilometri dalla sede aziendale, da Federica ed Elisa, le figlie di Gianfranco Toso che hanno inventato questo modo originale di inserirsi nel business aziendale.
La nuova produzione ha trovato casa in uno splendido cascinale in pietra d’inizio ’800 edificato lungo la sponda sinistra del fiume Belbo e accuratamente restaurato negli anni scorsi. Costruito tra vigneti di uva Moscato, boschi e seminativi, oggi dedicati alla coltivazione dell’orzo necessario alla produzione di malto da birra, circonda una bella corte quadrata affacciata come un balcone sul fiume e la sua forma a ferro di cavallo si presta perfettamente ad ospitare, in sequenza, la sala cottura, i fermentatori, la linea d’imbottigliamento e il locale di rifermentazione.
Nasce dalla passione delle due giovani e preparate titolari – Federica è laureata in Scienze e Tecnologie alimentari, Elisa è diplomata in Comunicazione - una birra ad alta fermentazione in stile belga rifermentata in bottiglia, non filtrata, che scende nel bicchiere con un bel colore biondo dorato ed una spuma cremosa e spessa. Il suo sentore intenso e aromatico, finemente luppolato, accompagna il sapore fresco e amaricante verso un retrogusto pulito e persistente, in armonia con le sensazioni maltate.
La “2 Sorelle” viene prodotta, per il momento, in una sola tipologia dallo stile beverino e invitante, perfetta come dissetante, servita fresca ma non ghiacciata, attorno a 7°-9° C.
A tavola accompagna bene ogni spuntino fuori pasto, i salumi e i formaggi cremosi non piccanti, le fritture leggere di carni bianche e pesce.
Disponibile già alla fine di gennaio 2014, l’agricola bionda “2 Sorelle” viene confezionata nei formati 33 cl., 50 cl.,75 cl. e 1,5 l. e raggiunge la gradazione alcoolica finale di 5,5 %.
Non più di un buon Moscato, tanto per restare coerenti al territorio!

(nella foto: Federica e Elisa Toso)
Altre notizie di Attualità
Uecoop a Torino
Chi siamo, cosa vogliamo

L’adunanza regionale di Uecoop si è svolta a Torino venerdì 24 gennaio 2014. Seconda tappa di un percorso nazionale iniziato l’8 ottobre a Roma e che si concluderà il 19 febbraio con l’Assemblea nazionale che eleggerà gli organi dirigenziali. Quella di Torino è stata presieduta da Roberto Moncalvo, in qualità di delegato della Giunta Nazionale di Ue.Coop, con la partecipazione di Bruno Rivarossa, direttore regionale Coldiretti Piemonte e come relatori di Vincenzo Sette, segretario nazionale di Uecoop e Vittorio Marabotto, segretario regionale. Roberto Moncalvo ha ricordato le ragioni che stanno alla base della costituzione di Uecoop. ”Siamo nati per dare una risposta concreta alla crisi economica e politica del Paese. Abbiamo l’Italia nel cuore e stimoliamo le nostre realtà cooperative ad essere attori convinti nella ripresa economica del sistema Paese. Vogliamo essere la centrale che rappresenta il vero spirito cooperativo evitando, come successo recentemente per altre centrali, di legare la cooperativa associata alla centrale stessa solo con il tramite della revisione. Favoriamo con convinzione l’autonomia economica e gestionale delle cooperative aderenti”. Bruno Rivarossa, nel portare il saluto e gli auspici di buon lavoro da parte della Coldiretti Piemonte, ha evidenziato la necessità di una partecipazione attiva di tutti gli associati alla costituzione di Uecoop Piemonte, sottolineando che è importante il coinvolgimento di tutti i settori della cooperazione. Lo scenario economico piemontese si presenta molto difficile, alcuni tessuti sociali solo ora sentono il peso della crisi. Ha concluso: “Con UE.Coop stiamo coronando un sogno che abbiamo costruito con la partecipazione di tutti, con concretezza e grande determinazione”. Vincenzo Sette ha evidenziato che è necessario riprendere un modello di cooperazione “genuina” con la capacità di rispondere alla domanda di servizi indipendentemente dalla partecipazione finanziaria del pubblico. Soprattutto, occorre avere la capacità di interpretare i bisogni emergenti. Il primo problema è il credito, soprattutto per le cooperative a scarsa patrimonializzazione. La pressione fiscale è un secondo tema strategico che deve valorizzare l’azione delle vere imprese cooperative. Un forte impegno lo si pone per eliminare il carico burocratico. E inoltre necessario sviluppare la competitività in grado di affrontare l’internazionalizzazione, l’innovazione tecnologica, il credito solidale, il contratto di rete. Infine, Uecoop si ispira e condivide la posizione della Commissione Europea per riportare l’Europa e l’Italia sui binari della crescita e dell’occupazione, con un maggior numero di imprenditori che operano con i criteri della solidarietà e dell’onestà. Di qui il rilancio di un modello di sviluppo sostenibile, la promozione e la formazione dell’impresa cooperativa in un ambiente a questa favorevole per perseguire il benessere dei cittadini del Paese. Vittorio Marabotto ha ricordato che in Piemonte sono iscritte ad UE.Coop 285 cooperative, con un fatturato prossimo agli ottocento milioni di euro. Ma non si è fermato ai numeri, che sono certamente importanti, evidenziando come Uecoop Piemonte stia cercando - attraverso gruppi di lavoro specifici per ogni settore economico e sociale - di individuare non solamente le problematiche ma anche le soluzioni che possono essere proposte ed attuate dalle singole cooperative associate. Nell’ampio e articolato dibattito che è seguito alle relazioni, l’intervento dei rappresentanti delle diverse province piemontesi hanno confermato la grande disponibilità al percorso individuato per Ue.Coop, auspicando che dai gruppi di lavoro emergano soluzioni concrete nell’interesse delle cooperative associate dell’intero Paese.
Perchè Coldiretti
vuole lo "spesometro"?

La reintroduzione, avvenuta a dicembre scorso con la legge di stabilità, dell’obbligo di comunicazione all’Amministrazione finanziaria delle operazioni ai fini Iva (il cosiddetto “spesometro”) per i piccoli produttori agricoli, quelli, cioè, che non superano i 7 mila euro di vendite l’anno, "è una misura penalizzante che accresce la burocrazia, aumenta i costi e rischia di mettere in ginocchio le imprese". Per questo motivo Agrinsieme, il coordinamento tra Confagricoltura, Cia e Alleanza delle cooperative agroalimentari, condivide e apprezza le iniziative avviate in Parlamento affinché il Governo proceda all'eliminazione di tale oneroso obbligo. Da tempo Agrinsieme denuncia che si è in presenza di un ulteriore e gravoso adempimento burocratico che comporterà, inevitabilmente, spese aggiuntive da parte di piccoli agricoltori, già alle prese con non poche difficoltà di ordine burocratico. "Chi, come il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo - si legge in un comunicato di Agrinsieme -, si dichiara favorevole alla reintroduzione dello Spesometro, non pensa agli interessi dei produttori, ma agisce contro di loro, oppure per fini che non sono certo quelli dell’agricoltura, della sua crescita e della sua competitività. Le motivazioni che hanno spinto alla reintroduzione di tale penalizzante provvedimento non rispondono assolutamente ad una logica di trasparenza e di tracciabilità, come sostiene invece il presidente della Coldiretti". Da qui tutta la contrarietà e il determinato impegno di Agrinsieme affinché, nel più breve tempo possibile, possa essere cancellato un obbligo che comporterebbe, per circa 400 mila piccole aziende agricole, un ulteriore aggravio di costi stimabili in diverse centinaia di euro. Agrinsieme ritiene che il presidente Moncalvo debba spiegare agli agricoltori perché la Coldiretti sostenga con forza la scelta di gravare con nuovi oneri tante piccole realtà aziendali, finora esonerate da tutti gli obblighi contabili (fatturazione, registrazione, dichiarazione annuale, liquidazione e versamento dell’imposta): "La spiegazione deve essere, però, convincente, altrimenti sorgono palesi dubbi sulla natura della richiesta di reintrodurre un provvedimento che lo stesso Parlamento vuole ora eliminare". Agrinsieme annuncia che valuterà positivamente tutte le iniziative parlamentari tese a cancellare una norma così punitiva per le piccole aziende e già prevista e poi eliminata lo scorso anno dal decreto sviluppo.
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