11/08/2017
Nell’ambito della Domanda Unica, dello sviluppo rurale e del vino, l’organismo pagatore Agea ha predisposto i decreti di pagamento di 118 milioni di euro in favore di oltre 51 mila beneficiari.

In particolare, i pagamenti sono così suddivisi:

- 21 milioni di euro per la domanda unica (ulteriori cicli di saldo campagna 2015) in favore di 10.116 beneficiari;

- 6 milioni di euro per la ristrutturazione dei vigneti in favore di 193 beneficiari;

- 18 milioni di euro per lo sviluppo rurale, a seguito di istruttoria regionale, in favore di 928 beneficiari;

- 41 milioni di euro per lo sviluppo rurale (misure a superficie e animali), a seguito di istruttoria automatizzata di 20.344 beneficiari;

- 30 milioni di euro per il Programma Nazionale di Sviluppo Rurale - Assicurazione del raccolto, degli animali e delle piante, in favore di 20.004 beneficiari.

Nel dettaglio, per quanto riguarda i pagamenti dello sviluppo rurale, misure a superficie, concessi a seguito di istruttoria automatizzata, le regioni interessate sono:

- Basilicata (11 milioni per 1.413 beneficiari)

- Campania (958 mila euro per 382 beneficiari)

- Friuli (868 mila euro per 250 beneficiari)

- Liguria (2 milioni di euro per 1.726 beneficiari)

- Puglia (9 milioni di euro per 1.112 beneficiari)

- Sardegna (10 milioni di euro per 14.288 beneficiari)

- Sicilia (41 mila euro per 7 beneficiari)

- Umbria (3 milioni di euro per 453 beneficiari)

- Valle d’Aosta (1 milione di euro per 713 beneficiari)
Altre notizie di Attualità
In calo le superfici
coltivate a riso

Secondo le ultime stime sulle superfici coltivate a riso nel 2017, pubblicate da Ente Risi, quest’anno gli ettari di risaia sono stati 230.800, contro i 234.134 del 2016. Il calo è dell’1,4 per cento. Non si tratta di un calo vistoso, ma é l’ennesimo segnale che il settore è in sofferenza. L’import selvaggio a dazio zero dal Sud Est asiatico, principalmente Cambogia e Birmania, sta mettendo in crisi il settore.Gli effetti delle importazioni a dazio zero si ripercuotono negativamente sui mercati delle province di Vercelli, Novara e Biella, dove cresce il 51% circa del riso italiano. Uno studio dell’Associazione dei laureati in Scienze agrarie e forestali di Vercelli-Biella ha preso a campione i listini del risone di fine maggio. Con un valore medio accertato di 234 euro a tonnellata e con i costi che ogni agricoltore deve sostenere in termini di mezzi, prodotti chimici, personale e manutenzione, neanche le grandi imprese risicole con centinaia di ettari di risaia riusciranno a sopravvivere, se le cose dovessero continuare così. Il decreto legislativo che rende obbligatoria l’indicazione dell’origine della materia prima sulle confezioni di riso è una prima risposta alle richieste dei produttori che chiedono una tutela più efficace della nostra produzione, ma senza una protezione fornita dai dazi doganali sul riso importato è impossibile superare l’attuale situazione di crisi. “Molte aziende si sono spostate su altre colture a causa della scarsa remunerazione del riso -spiega Manrico Brustia, Presidente della Cia di Novare, Vercelli, VCO – . L’invasione di riso importato a dazio zero proveniente da Paesi con costi di produzione bassissimi, ha causato un vero e proprio crollo dei prezzi. I ricavi ottenuti dai produttori non coprono gli elevati costi di produzione e non portano neppure benefici ai consumatori: il differenziale di prezzo, infatti, viene quasi interamente assorbito dall’industria di confezionamento e distribuzione, l’unico comparto del settore che beneficia della situazione. L’unico dato positivo di questa campagna é le ripresa della produzione di riso indica (più 36 per cento), a spese del lungo A e dei tondi, che ha portato ad un riequilibrio varietale”. (Fonte: Cia Piemonte)
Fine delle quote, al via
lo zucchero 100% italiano

In queste ultime settimane, per l’esattezza il 24 luglio nello stabilimento di Minerbio (BO) e il 28 luglio a Pontelongo (PD), è iniziata la produzione dello zucchero 100% italiano Italia Zuccheri. Gli zuccherifici di COPROB – Cooperativa Produttori Bieticoli – saranno chiamati a lavorare gli oltre 2 milioni di tonnellate di barbabietole provenienti da 32.600 ettari coltivati da soci e produttori conferenti della Cooperativa. Le prime settimane hanno messo in evidenza una buona qualità delle barbabietole nonostante le avverse condizioni climatiche: le elevate temperature unite alla persistente mancanza di precipitazioni non sono infatti le condizioni ottimali per questa coltura. Questi primi dati sono il risultato del costante lavoro di informazione e formazione che COPROB sta mettendo in campo da alcuni anni grazie anche alla collaborazione dei volontari dei Club della bietola territoriali che sperimentano in pieno campo le ricerche di BETA nei cosiddetti Ettari B-lanciati. “Da maggio ad oggi – afferma Claudio Gallerani, presidente COPROB – sono state organizzate oltre 20 giornate in campo (e un’altra decina è prevista fino a settembre) che ci hanno permesso di incontrare circa 1.000 bieticoltori e mostrare le più moderne tecniche di coltivazione e di lavorazione. È fondamentale che gli agricoltori siano informati sulle novità che avanzano sia per quanto riguarda la genetica che le tecniche agronomiche, fondamentali per aumentare le produzioni – e di conseguenza la redditività – anche in presenza di cambiamenti climatici come quelli cui stiamo assistendo negli ultimi anni”. La Cooperativa, quindi, dopo aver investito per l’efficientamento delle fabbriche, ora accelera per un cambio di passo sul versante agricolo e per sostenere i propri soci per competere sul mercato europeo. “Una grande sfida, ma anche una grande opportunità di rinnovamento della filiera – continua Gallerani – che punta sulla crescita produttiva e la valorizzazione del Made of Italy, proseguendo quanto avviato in questi anni insieme agli operatori dell’agroalimentare e della GDO, consapevoli che è un’opportunità che possiamo cogliere”.
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