12/10/2017
L’export agroalimentare italiano nel 2016 ha totalizzato 30,9 miliardi di euro. Quasi i due terzi delle esportazioni hanno interessato i Paesi UE. L’incidenza dei mercati extra-Ue è stata pari al 36%. L’ olio d’oliva, con il 65%, ed il vino, con il 48%, sono i prodotti italiani che maggiormente dipendono dai Paesi Terzi.

È quanto é emerso dall’intervento di Denis Pantini, direttore area agroalimentare Nomisma spa all’evento di presentazione di “Grow!”, l’Action Tank di Agrinsieme, Coordinamento nazionale che riunisce Cia, Confagricoltura, Alleanza delle Cooperative e Copagri, focalizzato sul futuro degli accordi di libero scambio per il settore agroalimentare.

Un contributo all’export è arrivato dai 30 accordi già in vigore con Paesi Terzi, mentre 43 lo sono in via provvisoria (come quello con il Canada) e altri 20 risultano in fase di negoziato (come quelli con il Giappone, la Nuova Zelanda, il Mercosur).

"Pur non essendo ancora risolto il problema di come tutelare efficacemente, nel quadro degli accordi di libero scambio, le indicazioni geografiche - osserva Lodovico Actis Perinetto, presidente regionale Cia Piemonte -, è evidente che le nostre imprese, per crescere, devono obbligatoriamente ricercare opportunità all’estero. Viviamo una società mercantile, che ci piaccia o meno. Il mercato non può reggersi sul localismo esasperato e sull’autarchia assoluta".

"La filiera corta, caratterizzata da un numero limitato di passaggi produttivi - continua Actis Perinetto -, ha molti buoni motivi. La stessa Cia ha promosso il progetto “La spesa in campagna” perché è convinta del valore economico e sociale delle filiere corte e cortissime, che portano al contatto diretto fra il produttore e il consumatore, ma l’orizzonte di molta parte delle nostre imprese agricole ed alimentari sono ormai, necessariamente, i mercati internazionali, stante anche un mercato domestico con dinamiche di crescita poco significative".

"Nel corso degli ultimi anni la globalizzazione, le logiche di mercato, le politiche commerciali non solo delle grandi industrie, ma anche di tanti piccoli e medi produttori agricoli - conclude il presidente di Cia Piemonte -, hanno distanziato geograficamente sempre di più i produttori ed i consumatori. Recuperare, ove é possibile, un rapporto più stretto tra produttori e consumatori è giusto, ma il ritorno ad un mondo ante globalizzazione è impensabile. Puntare sull’ export con la forza del Made in Italy é la strategia vincente per ridare slancio al nostro agroalimentare. I risultati già positivi potrebbero essere ancora migliori se i temi della contraffazione e dell’Italian Sounding ricevessero le adeguate attenzioni e priorità. I fenomeni della contraffazione e dell’Italian sounding arrecano al made in Italy un danno stimato in crica 60 miliardi di euro".
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Riso, Coldiretti chiede
tavolo di crisi in Piemonte

La campagna di trebbiatura del riso sta per volgere al termine, mentre permane la conclamata stagnazione del mercato a cui si aggiungono le continue importazioni che fanno registrare un +34% dalla Thailandia e l’aumento del 346% degli arrivi dal Vietnam: mai così tanto riso straniero è arrivato in Europa come nel 2016. “Una situazione davvero insostenibile per le nostre imprese che continuano a vivere un momento di forte incertezza e precarietà – sottolineano Paolo Dellarole presidente di Coldiretti Vercelli e Biella con delega al settore risicolo, Delia Revelli presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa delegato confederale –; per questo chiediamo all’assessore Giorgio Ferrero di convocare con urgenza un tavolo di crisi a cui è opportuno che siano presenti tutti i componenti della filiera. Dopo aver ottenuto, grazie alle battaglie portate avanti da Coldiretti, l’etichettatura d’origine, adesso bisogna al più presto fare il punto sulle criticità e trovare quelle formule idonee per poter fornire ai nostri imprenditori risicoli delle concrete traiettorie di futuro". "Come abbiamo già più volte ribadito - rilevano i rappresentanti di Coldiretti Piemonte -, siamo a disposizione per collaborare e mettere in atto progettualità economiche di rilievo, oltre che percorsi di filiera che possano realmente dare sostegno all’intero comparto. Con una superficie complessiva di oltre 116 mila ettari, 1.100 aziende ed una produzione di 8 milioni di quintali il Piemonte è la realtà risicola italiana più importante che dobbiamo salvaguardare”.
Agrogeneration, al G7
premiate due idee

Si è conclusa ieri, venerdì 13 ottobre, nell’ambito degli eventi collaterali del G7 dell’agricoltura di Bergamo, la tre giorni di ‘Agrogeneration’, un evento del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) e Future Food Institute dedicato all’innovazione della filiera agroalimentare, patrocinato dal Mipaaf e organizzato in collaborazione con Vazapp. Quella di Bergamo è stata una tappa importante che si è aggiunta alle precedenti di Catania, Bologna e Milano e che ha visto protagonisti studenti, ricercatori, agricoltori e giovani innovatori di una maratona di idee e progetti sui temi principali che riguardano il territorio (diffusione e tutela del Made in Italy e i valori delle filiere), l’importanza dell’educazione alimentare, fino ad arrivare al ruolo cruciale della ricerca nel mondo agroalimentare. Inoltre, in collaborazione proprio con il Ministero delle politiche agricole alimentari e con il Ministero dell’Istruzione, è stato organizzato un hackathon che ha coinvolto 100 studenti delle scuole superiori italiane. Con l’aiuto di esperti, i ragazzi hanno lavorato insieme per creare invenzioni e prototipi sul tema della sostenibilità nella filiera agroalimentare. Due i progetti vincitori, realizzati da gruppi di studenti provenienti da più istituti delle varie regioni: - Long Lasting Food: per diminuire la velocità di deperimento di frutta e verdura con l’utilizzo di confezioni caratterizzate da un tappo fornito di un getto di batteri non patogeni in grado di impedire la formazione di muffe - Ri Water: il maggiore spreco di acqua avviene nei punti adibiti al controllo dei luoghi che ospitano grandi eventi, come ad esempio stadi o aeroporti. Il progetto vuole evitare di sprecare l'acqua che rimane nelle bottigliette che non possono entrare in questi luoghi. Tutto grazie a un distributore che può raccogliere tappi e bottiglie per riusare la plastica e ovviamente anche l'acqua avanzata che può essere usata per creare zone verdi come orti verticali negli aeroporti e stadi, per irrigare o pulire. “Arriviamo alla ministeriale - afferma il ministro Maurizio Martina - con un bagaglio ricchissimo che è quello delle idee, dei progetti e dell’entusiasmo di questi giovani che sono il volto del nostro Paese. Quando diciamo che rappresentano il nostro futuro, non stiamo solo investendo sul nostro domani ma ci stiamo prendendo un impegno serio sulla loro formazione. Che inizia oggi. Questa è una parola chiave che ci portiamo dietro da Expo Milano e che, a due anni di distanza, vede ancora il nostro Paese protagonista di una discussione internazionale su questioni globali in campo agricolo e agroalimentare. Noi vogliamo continuare a fornire a questi ragazzi gli strumenti necessari per affrontare il mondo del lavoro in un settore sempre più strategico come questo, sia dal punto di vista dell’occupazione che economico. Un accompagnamento che parte dai banchi di scuola e prosegue poi in quello delle startup. Innovare vuole dire contribuire a realizzare un cambiamento. Un salto di qualità necessario che dobbiamo compiere insieme”. Sempre nell’ambito della tre-giorni di iniziative, nella sede di Treviglio del CREA si è svolta infine, in sinergia con Edagricole il farm innovation lab, una giornata in campo dedicata all'agricoltura di precisione con trattori di ultima generazione alimentati a metano, quelli costruiti per ridurre al minimo il compattamento del suolo e droni utilizzati per eseguire analisi dettagliate dei terreni e per contrastare i parassiti.
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