12/10/2017
Mantenere unite le forze e studiare strategie di lotta che consentano - come è stato per il cinipide che fino a pochi anni fa decimava la castanicoltura cuneese - di debellare la cimice asiatica, l’insetto che colpisce e danneggia irreversibilmente le produzioni orticole, frutticole, cerealicole ed anche ornamentali.

Settecento persone in platea hanno seguito i lavori che si sono tenuti al convegno di Coldiretti a Cherasco per fare il punto con gli autorevoli relatori sulle conoscenze, i risultati e le prospettive di lotta per sconfiggere l’insetto.

A moderare il convegno è stato il direttore di Coldiretti Cuneo, Tino Arosio, che ha precisato fin dall’inizio: «Non siamo qui a indicare soluzioni miracolistiche, ma quello che è stato fatto e si farà in concreto grazie alla squadra di lavoro che coinvolge in primis l’Università di Agraria di Torino, la Fondazione Agrion e i nostri tecnici dell’Agenzia 4A, grazie ad un progetto pluriennale finanziato dalla Fondazione CRC».

Non solamente un convegno di analisi di una situazione di emergenza, ma un momento di confronto che vede al centro la ricerca scientifica che tenta di dare risposte concrete alle imprese agricole ed ai cittadini nel rispetto dell’ambiente.
Di qui una serie di studi e prove che portano ad affrontare la cimice asiatica allo stadio primordiale (neanide), agendo sul suo metabolismo. Questo consentirebbe di arginare la problematica prima che le cimici si sviluppino sulle varie colture con la stagione proficua. Con questa impostazione, determinante sarà la ricerca scientifica, ma anche l’applicazione in campo delle teorie di lotta annunciate. Iniziative che motivano Coldiretti e tutti i partner del progetto ad andare avanti con ottimismo, all’insegna della concretezza.

Un segnale confortante rispetto all’attività di ricerca è arrivato dall’intervento del professor Alberto Alma, coordinatore scientifico del progetto, che ha dichiarato: “La natura impiega anni a ristabilire l’equilibrio dei danni causati dall’uomo. La ricerca deve essere la base solida per la soluzione al problema. Tra le diverse strategie di difesa, l’ipotesi che stiamo sperimentando oggi sta dando dei primi risultati incoraggianti”.

Ad aprire e chiudere i lavori, Delia Revelli presidente di Coldiretti Cuneo: «Cercheremo nel più breve tempo possibile una soluzione concreta, nel rispetto di un fatto che è importante per Coldiretti: l’attenzione all'ambiente e alla qualità delle produzioni con il giusto team proprio come fatto allora per la problematica del castagno».

«Quando Coldiretti ci ha esposto la situazione – ha precisato Giandomenico Genta, presidente della Fondazione CRC - abbiamo deciso di stanziare da subito 300mila euro, una cifra molto elevata per un singolo progetto, per far capire quanto la fondazione sia attenta al settore agricolo».

Giorgio Ferrero, assessore regionale all’Agricoltura ha esordito: «Ringrazio Coldiretti che da sempre è in prima linea nell’affrontare le problematiche in tutti gli ambiti del mondo agricolo e con la quale abbiamo una proficua collaborazione, in quanto rappresenta la maggior parte delle aziende agricole piemontesi. Nell’ambito agronomico, la globalizzazione ha aumentato le potenzialità economiche delle aziende, ma dall’altra le ha esposte a nuove sfide, tra le quali la cimice asiatica. La Regione è attiva anche ai tavoli nazionali per sbloccare la normativa sull’introduzione degli insetti antagonisti e a livello regionale stiamo lavorando alla creazione di un bando destinato all’acquisto di reti antinsetto».

Concludono i tecnici dell’Agenzia 4A Coldiretti: «E’ importante collaborare tutti, facendo filiera, per attuare una corretta lotta integrata all’insetto, adottando i metodi di lotta sostenibili, salvaguardando l’immagine green dell’agricoltura cuneese, guadagnata sul campo con tanti anni di azioni che non hanno mai sottovalutato il rispetto ambientale».

I relatori che hanno preso la parola al convegno:

Lara Bosco, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari Università degli Studi di Torino: è intervenuta con la presentazione entomologica dell’insetto in tutti gli aspetti: ciclo biologico, riconoscimento dell’ insetto in tutti gli stadi metamorfici (uova, neanidi ed adulti) in confronto con le altre cimici locali e svernamento degli individui adulti.

Lorenzo Martinengo, coordinatore provinciale Tecnici Agenzia 4A: ha presentato il danno provocato dall’ insetto sulle varie colture agrarie (fruttiferi, piccoli frutti, cereali, orticole e frutta a guscio e vite) nell’annata agraria ed il ciclo biologico dell’insetto sull’areale Cuneese svolto dall’agenzia 4 A di Coldiretti Cuneo. Ha esposto i risultati dei monitoraggi sulle principali colture con le trappole attrattive, frappage e monitoraggi visivi. Analisi degli spostamenti dell’insetto nelle varie Zone della Provincia.

Giacomo Ballari, presidente Fondazione Agrion: ha analizzato i vari metodi di lotta e sperimentazioni di Agrion sui prodotti chimici, mezzi fisici (reti antinsetto) e sui metodi di cattura massale.

Emanuela Giacometto, ricercatrice Settore fitosanitario e Servizi Tecnico- Scientifici Regione Piemonte: ha presentato il progetto della Regione Piemonte finalizzato alla lotta biologica alla cimice in Piemonte con la collaborazione con il Crea, il Disafa e Agrion.

Luciana Tavella, professoressa del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari Università degli Studi di Torino: ha presentato lo studio dei parassitoidi nell’areale d’origine e sviluppatisi in America e confronto con le specie scoperte e testate in Piemonte sia a livello di laboratorio che di semi-campo.

Alberto Alma, professore del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari Università degli Studi di Torino: ha presentato una proposta di lotta alla cimice asiatica basata sul debellamento dei simbionti intestinali necessari alla cimice asiatica per crescere e svilupparsi nei vari stadi entomologici.
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La Patata di Bologna
si rifà il look

Da alcuni mesi il Consorzio della Patata di Bologna D.O.P. ha ottenuto la “tutela” ed è nato il Consorzio di Tutela della Patata di Bologna D.O.P., dopo un percorso di validazione durato 16 anni volto a riconoscere prima e tutelare poi l’ottenimento della D.O.P ottenuto in via definitiva nel 2012. D.O.P.testimonia il riconoscimento nei confronti di un prodotto, la patata appunto, proprietà intellettuale del territorio bolognese, ed espressione dell’alto livello di aggregazione del sistema pataticolo bolognese che ha saputo esprimere punte di eccellenza qualitativa: la patata di Bologna D.O.P., un prodotto frutto della tradizione agricola, di areali vocati, sapienza produttiva, innovazione e impegno costante. Oggi il Consorzio di Tutela della Patata di Bologna D.O.P. è in grado di salvaguardare una “patata esclusiva”e di promuovere il legame fra produttori, territorio, gusto e tradizione. Dopo l’ottenimento della “Tutela” in affiancamento al Consorzio, è da sottolineare l’attività dell’Agente vigilatore cheprevede i controlli sulle confezioni, sulla corretta indicazione della denominazione e sulla presentazione del prodotto nei Punti di Vendita. Il Consorzio in numeri Il Consorzio di Tutelaad oggi associa 10 produttori agricoli iscritti direttamente al Consorzio ed un totale di 70 Aziende agricole iscritte al piano dei controlli rappresentati dall’Organizzazione di Produttori ASSOPA, 6 soci appartenenti alla categoria confezionatori e 3 cooperative agricole appartenenti ad entrambe le categorie. La superficie coltivata nel 2017, inserita nel Piano dei controlli, è di 336,42 ettari, mentre il raccolto 2017 è pari a circa 11 mila tons. Obiettivi:per il 2018 un + 20% di prodotto, e per il 2020 un raddoppio del prodotto disponibile. Nel 2016 il volume d'affari fatturato dai soci è stato di circa € 5,0 milioni, per l'unica varietà inserita nel Piano dei Controlli, ovvero la Primura. Il prodotto è presente sul mercato italiano della moderna distribuzione organizzata: il 30%è a marchio Patata di Bologna D.O.P., mentre il restante 70% è in private label. Nuova immagine Tutte le nuove confezioni in vendita vedranno affiancati logo Patata di Bologna D.O.P. assieme al nuovo logo del Consorzio di Tutela composto da due patate stilizzate raffiguranti due anelli d’oro che si sovrappongono, simbolo della cooperazione, dell’unione, del lavoro di tutela e diffusione dei valori territoriali cui è preposto il Consorzio. Questa immagine indica il forte legame, l’intreccio tra storia, cultura, tradizione bolognese e il frutto nobile della Patata di Bologna D.O.P. Una nota curiosa è rappresentata dall’inclinazione della figura più piccola che evoca l’immagine delle 2 Torri di Bologna”. Comunicazione Trasparente “La bontà è di questa terra”. È con questo claimche il Consorzio sarà on air con una nuova campagna di comunicazione. Un rinnovamento generale per Patata di Bologna D.O.P. che vedrà numerose attività di comunicazione e marketing a sostegno del rinnovamento della nuova immagine e rivolte al consumatore su più livelli. In particolare è prevista una pianificazione TV e stampa con l’ausilio del Piano di Sviluppo Rurale 2014/2020 della Regione Emilia Romagna. Concept: I valori messi in campo nella campagna di comunicazione sono quelli che contraddistinguono la tipicità della D.O.P.: dal territorio alle sue eccellenze produttive, dalla persone e dalla loro dedizione alla pataticoltura alla qualità e alla bontà di un prodotto genuino e autentico. Social Network & Attività Digital Agli strumenti più classici come la stampa e le media relation si affiancano una pianificazione mirata sui principali social network e una presenza significativa on-line per presentare la patata bolognese, iniziando con uno spot pre-roll 15”, 30” e 60 secondi, un film emozionale dove territorio, passione e bontà si uniscono nell’eccellenza della Patata di Bologna D.O.P.. FB e Instagramsaranno aggiornati con foto, ricette ed immagini curiose che possono ben emozionareil crescente interesse sui social media per questo prezioso tubero. Il sito internetwww.patatadibologna.it Alla luce della nuova strategia comunicativa, il nuovo sito internet è proposto in una veste più fruibile e navigabile anche in mobilità, secondo la nuova coerenza stilistica e di contenuto che tiene conto dei valori della marca. Bolognesità e qualità sono i driver principali per scoprire la D.O.P. italiana sana e sostenibile, le sue proprietà nutrizionali e la versatilità in cucinala rendono adatta anche ai moderni stili alimentari. Il nuovo ricettario arricchito nella sezione “Una Vip in cucina”, invita a mettere alla prova la bontà e la qualità della varietà Primura, attraversogustose ricettazioni proposte dai miglior Chef che hanno sapientemente esaltato le bontà e le delicatezza della Primura.
Dal Piemonte la ricetta
per la castanicoltura

Si è svolto nel Salone d’Onore del Municipio di Cuneo il convegno “Castagnopiemonte. Dal Piemonte una riflessione per lo sviluppo competitivo della castanicoltura”. Ad organizzarlo sono stati il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torinoe il Comune capoluogo della “Granda”, con in prima linea il sindaco, Federico Borgna, e l’assessora alle Manifestazioni, Paola Olivero. Particolarmente interessante e ricca di spunti la lunga carrellata di interventi dei relatori, alla quale hanno assistito un ottantina di studenti dell’Istituto Superiore Virginio-Donadio a indirizzo Agraria. L’obiettivo dell’incontro, moderatoda Marco Bussone dell’Uncem, era quello di ragionare sulle prospettive concrete di sviluppo del settore sul territorio piemontese e cuneese. Gabriele Beccaro, Maria Gabriella Mellano e Corrado Cremonini dell’Università e del Centro Regionale di Castanicoltura, Andrea Ebone dell’Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente, Marco Corgnati della Direzione Montagna e Foreste della Regione e Alberto Manzo della Direzione Generale Promozione Qualità Agroalimentare del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali hanno portato il loro contributo tecnico. Sottolineando come, dopo la crisi legata al cinipide, la produzione di castagne stia aumentando, però ci sia la necessità di far crescere la cultura dell’utilizzo dell’albero nel comparto del legno di pregio. I vivaisti Guido Bassi, Paolo Viale e Carlo Lazzerini con il castanicoltore Roberto Ansaldi si sono soffermati sui problemi del settore e chiesto soluzioni ai politici presenti. A partire dalla questione siccità, da risolvere con i micro invasi, ad un miglior uso dei fondi del Programma di Sviluppo Rurale; dal finanziare con maggiori risorse la ricerca alla frammentazione dei terreni montani che non permettono di avere disponibili superfici adeguate di coltivazione. Il presidente Uncem, Lido Riba, ha richiamato l’attenzione sulle vocazioni della montagna per produrre reddito: il turismo e l’agricoltura. “Sul primo aspetto - ha sottolineato - si sta procedendo in fretta, il secondo è in ritardo pur avendo molte potenzialità. In Piemonte, il castagno, che si estende su 200.000 ettari, di cui 10.000 destinati alla produzione del frutto, va valorizzato ottimizzando la filiera in modo da creare valore aggiunto economico e occupazionale”. Per il viceministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Andrea Olivero “il bosco è legato ai temi ambientali, paesaggistici e produttivi che non possono essere affrontati con finalità di sviluppo settoriali, ma sono elementi strettamente interconnessi. Oggi occorre produrre bene, altrimenti l’agricoltura si trasforma in un disastro. La castagna ha un grande valore perché ha storia, cultura, tradizione ben definite. Dobbiamo lavorare insieme per mantenere tutto questo sul territorio. Nelle prossime settimane uscirà il Piano forestale nazionale il cui obiettivo è di cambiare il modello di governo di questo immenso patrimonio, passando da una logica conservativa-museale a quella gestionale dinamica e attiva. Cioè va mantenuto il bene storico collettivo, ma si devono creare le condizioni perché possa anche fruttare economicamente”. Dopo gli interventi degli onorevoli Chiara Gribaudo e Mino Taricco, le conclusioni del convegno le ha tratte l’assessore regionale allo Sviluppo della Montagna, Alberto Valmaggia: “Il problema maggiore delle Terre alte e dei boschi - ha affermato - è lo spezzettamento delle superfici in tante particelle, di cui, spesso, non si conoscono neanche i proprietari. Come Regione abbiamo approvato da un anno la Legge sull’Associazionismo fondiario che permette la ricomposizione dei terreni frammentati in aree adeguate per essere coltivate e produrre reddito. Tutto ciò può aiutare a crescere anche la castanicoltura”. Dall’incontro è emersa in modo chiaro una prospettiva: la strada da fare è ancora lunga, però, giorno dopo giorno, istituzioni, organismi di ricerca e imprese del settore sono impegnati a costruire un percorso capace di dare un futuro al settore.
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