11/08/2017
In queste ultime settimane, per l’esattezza il 24 luglio nello stabilimento di Minerbio (BO) e il 28 luglio a Pontelongo (PD), è iniziata la produzione dello zucchero 100% italiano Italia Zuccheri.

Gli zuccherifici di COPROB – Cooperativa Produttori Bieticoli – saranno chiamati a lavorare gli oltre 2 milioni di tonnellate di barbabietole provenienti da 32.600 ettari coltivati da soci e produttori conferenti della Cooperativa.

Le prime settimane hanno messo in evidenza una buona qualità delle barbabietole nonostante le avverse condizioni climatiche: le elevate temperature unite alla persistente mancanza di precipitazioni non sono infatti le condizioni ottimali per questa coltura.

Questi primi dati sono il risultato del costante lavoro di informazione e formazione che COPROB sta mettendo in campo da alcuni anni grazie anche alla collaborazione dei volontari dei Club della bietola territoriali che sperimentano in pieno campo le ricerche di BETA nei cosiddetti Ettari B-lanciati.

“Da maggio ad oggi – afferma Claudio Gallerani, presidente COPROB – sono state organizzate oltre 20 giornate in campo (e un’altra decina è prevista fino a settembre) che ci hanno permesso di incontrare circa 1.000 bieticoltori e mostrare le più moderne tecniche di coltivazione e di lavorazione. È fondamentale che gli agricoltori siano informati sulle novità che avanzano sia per quanto riguarda la genetica che le tecniche agronomiche, fondamentali per aumentare le produzioni – e di conseguenza la redditività – anche in presenza di cambiamenti climatici come quelli cui stiamo assistendo negli ultimi anni”.

La Cooperativa, quindi, dopo aver investito per l’efficientamento delle fabbriche, ora accelera per un cambio di passo sul versante agricolo e per sostenere i propri soci per competere sul mercato europeo.

“Una grande sfida, ma anche una grande opportunità di rinnovamento della filiera – continua Gallerani – che punta sulla crescita produttiva e la valorizzazione del Made of Italy, proseguendo quanto avviato in questi anni insieme agli operatori dell’agroalimentare e della GDO, consapevoli che è un’opportunità che possiamo cogliere”.
Altre notizie di Seminativi
In calo le superfici
coltivate a riso

Secondo le ultime stime sulle superfici coltivate a riso nel 2017, pubblicate da Ente Risi, quest’anno gli ettari di risaia sono stati 230.800, contro i 234.134 del 2016. Il calo è dell’1,4 per cento. Non si tratta di un calo vistoso, ma é l’ennesimo segnale che il settore è in sofferenza. L’import selvaggio a dazio zero dal Sud Est asiatico, principalmente Cambogia e Birmania, sta mettendo in crisi il settore.Gli effetti delle importazioni a dazio zero si ripercuotono negativamente sui mercati delle province di Vercelli, Novara e Biella, dove cresce il 51% circa del riso italiano. Uno studio dell’Associazione dei laureati in Scienze agrarie e forestali di Vercelli-Biella ha preso a campione i listini del risone di fine maggio. Con un valore medio accertato di 234 euro a tonnellata e con i costi che ogni agricoltore deve sostenere in termini di mezzi, prodotti chimici, personale e manutenzione, neanche le grandi imprese risicole con centinaia di ettari di risaia riusciranno a sopravvivere, se le cose dovessero continuare così. Il decreto legislativo che rende obbligatoria l’indicazione dell’origine della materia prima sulle confezioni di riso è una prima risposta alle richieste dei produttori che chiedono una tutela più efficace della nostra produzione, ma senza una protezione fornita dai dazi doganali sul riso importato è impossibile superare l’attuale situazione di crisi. “Molte aziende si sono spostate su altre colture a causa della scarsa remunerazione del riso -spiega Manrico Brustia, Presidente della Cia di Novare, Vercelli, VCO – . L’invasione di riso importato a dazio zero proveniente da Paesi con costi di produzione bassissimi, ha causato un vero e proprio crollo dei prezzi. I ricavi ottenuti dai produttori non coprono gli elevati costi di produzione e non portano neppure benefici ai consumatori: il differenziale di prezzo, infatti, viene quasi interamente assorbito dall’industria di confezionamento e distribuzione, l’unico comparto del settore che beneficia della situazione. L’unico dato positivo di questa campagna é le ripresa della produzione di riso indica (più 36 per cento), a spese del lungo A e dei tondi, che ha portato ad un riequilibrio varietale”. (Fonte: Cia Piemonte)
Psr Piemonte, chiarimenti
su colture eco-compatibili

Con Determinazione dirigenziale del 10 agosto, sono state approvate le disposizioni in materia di riduzioni ed esclusioni per inadempienze relativamente alla Misura 10 del Psr Piemonte – Operazioni: 10.1.4 (Sistemi colturali eco-compatibili) e 10.1.7 (Gestione di elementi naturaliformi dell’agro-ecosistema). Con lo stesso provvedimento, la Regione Piemonte ha fornito un chiarimento riguardante l’impegno facoltativo: erbai autunno-vernini da sovescio. Il termine del 15 ottobre, entro il quale gli erbai possono essere seminati, affinché possano determinare i benefici ambientali attesi, non è da considerarsi perentorio, seppure una semina tardiva costituisca un elemento di rischio. A fronte di un approfondimento effettuato, è emerso come, in ogni caso, è necessario che la semente utilizzata sia obbligatoriamente acquistata entro il termine del 15 ottobre. (Fonte: Coldiretti Cuneo)
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