11/08/2017
Coldiretti Piemonte ha scritto all’assessore regionale all’Agricoltura, Giorgio Ferrero, rilevando che dalle graduatorie appena pubblicate per l'Operazione 6.1.1 – “Premio per l'insediamento di giovani agricoltori” del PSR, emerge che un’elevata percentuale di neo imprenditori agricoli non è riuscita ad entrare in posizione utile.

La Federazione regionale ha chiesto pertanto di individuare ulteriori risorse finanziarie per implementare lo stanziamento iniziale e favorire lo scorrimento in graduatoria, affinché le imprese escluse possano accedere ai finanziamenti.
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Lupo, come farlo diventare
un problema (che non c'è)

La ricomparsa del lupo sulle montagne italiane, argomento oggetto anche in questi giorni di notevole dibattito e di accese controversie, potrebbe risultare, se solo lo si volesse davvero risolvere, un problema molto meno complesso di quanto non lo sia fatto diventare. Per aiutare i pastori e, nello stesso tempo, salvaguardare dall'estinzione la specie dell’antico predatore selvatico, basterebbe rispolverare alcune vecchie tradizioni ancora in atto in molti paesi meno emancipati dei nostri, luoghi dove i lupi abbondano ma convivono da sempre con gli allevatori di bestiame. Tra l’altro, l’aspetto più curioso è che in quei luoghi lo Stato non investe mai un soldo né per conservare il predatore né per convincere gli allevatori a continuare la loro attività, eppure la pastorizia continua da sempre con profitto. Queste teorie semplificatrici sembrano però non piacere troppo alla nostra cultura occidentale, dove invece si fa di tutto per “inventare” continuamente dei nuovi problemi tanto da poter giustificare altri impieghi di denaro pubblico, soldi che spesso finiscono poi col consumarsi lungo i tanti percorsi burocratici. Per risolvere definitivamente il problema del lupo che uccide il bestiame, non sono necessarie misure di eccezionale portata! Basterebbe adottare cani che sappiano fare bene il loro mestiere di guardiani (ciò indipendentemente dalla razza di appartenenza) e gestirli secondo la cultura cinofila di un tempo, "scienza" che andrebbe trasferita al più presto ai nuovi allevatori, i quali oggi si trovano invece a disagio proprio perché nessuno sta insegnando loro come comportarsi. Tenerli all’oscuro dalle reali soluzioni su come proteggere il loro bestiame dai lupi senza correre rischi, è infatti ciò che si sta facendo ormai da molti anni, come se si volesse mantenere vivo un problema che, qualora dovesse mai finire, pregiudicherebbe l’esistenza di sovrastrutture nate ad hoc. Sul nostro pianeta esistono centinaia di realtà dove gli allevatori convivono da sempre con i lupi e, nonostante tutto, mantengono viva ed efficiente la loro tradizione pastorale, semplicemente avvalendosi degli strumenti che la Natura gli ha offerto gratuitamente. “I cani sono animali che discendono dai lupi, senz’altro meno competitivi dei loro lontani parenti ma che, quando percepiscono che il bestiame custodito (la loro indispensabile fonte di cibo, necessaria alla sopravvivenza) sta per esporsi al pericolo di essere predato, reagiscono mettendo in atto tutte le loro armi. Più i cani risultano competitivi e più i lupi si tengono alla larga dal bestiame, meno gli stessi si dimostrano in grado di compromettere l’incolumità dei predatori e più questi ultimi si avvicinano al bestiame sapendo di non correre rischi”. Questo principio è COSI’ SEMPLICE da essere stato capito ed adottato dall’uomo primitivo fin dalla nascita della pastorizia (risalente a migliaia di anni fa) ma che oggi non viene più tenuto minimamente in considerazione da chi se ne dovrebbe occupare a livello istituzionale. In occidente, un PICCOLO problema come quello dei lupi che, a volte, predano il bestiame, viene fatto diventare GRANDE per i soliti, ripetuti, arcinoti motivi frutto di un mix di contrapposizioni politico-sociali-sindacali. E se non bastasse, a tutto ciò va aggiunta una cinofilia moderna esasperatamente domestica, sempre più finta ma che frutta cifre da capogiro, la competizione che esiste fra gli allevatori delle varie razze di cani, i club, le associazioni e lobby varie, così come una svogliatezza sempre più evidente di molti pastori e malgari nel voler trovare una soluzione ai problemi, un po’ perché le ambizioni economiche hanno ormai offuscato la passione per la tradizione e un po’ perché la burocrazia, nella quale si trovano attanagliati, non consente più loro di poter operare con la libertà di un tempo. In pratica, in quegli stati dove gli allevatori sono molto più poveri che in Europa e le istituzioni non se ne occupano minimamente, il problema del lupo sembra non esistere, mentre da noi dove per il lupo si stanno spendendo da anni cifre assurde (con centinaia di addetti che se ne occupano) e dove gli allevatori godono di contribuiti stanziati per agevolare la loro attività, pare non si riesca più a trovare una soluzione. Non passa più giorno senza che i media parlino di lupi che hanno aggredito il bestiame e di allevatori che si lamentano per quanto accaduto. Alcuni anni fa, noi della Federazione Italiana Cani da Guardia, senza chiedere un solo centesimo all’Unione Europea, uniti solo dalla grande passione sia per il lupo che per il cane da pastore, creammo, in totale “silenzio”, il CISCAL – Centro Italiano Selezione Cani Anti Lupo, con lo scopo di supportare i pastori professionisti (allevatori con più di 100 capi e senza altre attività redditizie) in difficoltà per i problemi creati dalla ricomparsa del lupo. Facendo forza solo sull’impegno di un gruppo di VOLONTARI appassionati della Natura che, a loro spese, cercarono di studiare il lupo e la tradizione del cane da pastore, e sulla generosità di qualche allevatore di cani, i quali accettarono di donare parte dei loro cuccioli, partimmo in questa grande avventura. Alcuni di noi girarono l’Italia per ascoltare i problemi dei pastori, altri studiarono in privato come poterli risolvere mentre io, più fortunato, (mettendo mano ai miei risparmi) iniziai a girare il mondo per conoscere i sistemi che applicavano altri popoli più "primitivi" del nostro, vissuti da sempre in presenza dei lupi. Questa “fazione” della Federazione Italiana Cani da Guardia è ormai una grande realtà che può già annoverare molti casi risolti in tutt’Italia e SENZA SPENDERE UN SOLO CENTESIMO DI DENARO PUBBLICO. Solo con un po’ di passione e di buona volontà (come avviene sempre in ogni organizzazione di sano volontariato), siamo riusciti a guadagnarci la stima di vari pastori distribuiti su tutto il territorio nazionale, dalla Calabria al Trentino Alto Adige, i quali stanno già a loro volta impegnandosi per aiutare altri pastori ad ottenere gli stessi risultati, mantenendo la vecchia tradizione della donazione dei cuccioli e il passaparola sulle informazioni. Uno dei tanti esempi è la storia dei Fratelli Troiano, famosi allevatori di San Paolo Albanese in provincia di Potenza, proprietari di un gregge di oltre 1000 capi, grandi produttori di rinomato, tipico formaggio lucano. Con i cani e gli insegnamenti offerti dal CISCAL di Cuneo, hanno risolto il problema dei lupi che attaccavano le loro greggi, tutto senza dover spendere nulla, se non il tempo di aver ascoltato i nostri consigli e un po' di buona volontà. Oggi il bestiame del GREGGE TROIANO pascola tranquillo nei pascoli del Parco Nazionale del Pollino e i lupi non si sono più visti, nonostante continuino a predare presso altri allevatori del circondario. (E’ possibile ascoltare la loro testimonianza su YouTube al link: https://www.youtube.com/watch?v=Eis3F9W_kW8) Facciamo presente ancora una volta che noi del CISCAL facciamo tutto ciò senza trarne alcun guadagno economico, poiché riteniamo che il piacere del volontariato stia proprio in questo: potersi ancora concedere il “lusso” di impiegare un po’ del proprio tempo (e a volte denaro), unicamente per soddisfare la propria passione, senza dover pensare al profitto! In compenso, noi del CISCAL, a volte viviamo esperienze indimenticabili immersi nella Natura più incontaminata e... ci mangiamo certi formaggi! Ezio Maria Romano Presidente della FICG – Federazione Italiana Cani da Guardia
Senza voucher, si rischia
una vendemmia "in nero"

Il ricorso al lavoro occasionale in occasione della prossima vendemmia sarà impossibile. A lanciare l’allarme é Gabriele Carenini, vice presidente regionale della CIA. Quella che si sta per aprire con ampio anticipo, a causa del caldo africano, sarà dopo dieci anni la prima vendemmia senza i voucher, i buoni lavoro utilizzati per tanti anni per le raccolte stagionali. In agricoltura l’uso dei voucher si è rivelato non solo utile, ma è sempre avvenuto all’interno della logica del lavoro occasionale, come era nelle intenzioni del legislatore. Aboliti i voucher, tra i grappoli d’uva avrebbero dovuto debuttare i contratti di prestazione occasionale, ma a causa del ritardato rilascio agli intermediari della piattaforma Inps e delle gravi difficoltà operative si prospetta una situazione di impasse. Difficilmente questa tipologia di contratto, infatti, potrà essere attivata in tempi rapidi, in modo da poter essere utilizzata in occasione della prossima vendemmia. Né é immaginabile che gli agricoltori, in questo momento, abbiano il tempo, ammesso che siano dotati del personale necessario, di registrarsi sulla piattaforma e operare da soli. A causa di questa situazione si rischia di allargare la piaga del lavoro nero, invece di contenerla. Non bastavano il caldo torrido e la siccità che hanno messo in ginocchio praticamente tutte le produzioni agricole (dal vino, agli ortaggi, ai seminativi, agli allevamenti), ma ci voleva anche la burocrazia a suggellare un anno con il segno rosso. (Fonte: Cia Piemonte)
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